La rinascita
“Padre , se vuoi allontana da me questo calice!
Però non la mia volontà ma la tua sia fatta”
Vangelo di Luca.
Per molti queste parole pronunciate da Gesù, nel giardino dei Getzemani, prima della sua condanna a morte e passione, rievocano le parole riportate durante la messa delle Palme che precede la domenica di Pasqua.
Per molti possono rievocare il periodo del catechismo in cui si apprende la storia della religione., Per altri, sono parole pronunciate in un momento o periodo di grande sofferenza, di dolore insopportabile che sia nel corpo o nell’anima.
Per chi ha abbracciato la fede cristiana, queste sono parole di conforto laddove la luce della speranza ha esaurito ogni possibilità di sopportazione, di sollievo.
Per i non credenti sono parole pronunciate senza la possibilità che ci sia un Oltre capace di accogliere l’esperienza estrema, forse si gettano le parole in mare, nella tempesta perché in qualche modo si spera, senza crederci ma si butta un àncora.
Davanti a vissuti che non si possono riportare a parole, nell’ascolto del vuoto che si apre sotto i nostri piedi quando non viene a mancare solo un riferimento ( la cura, la speranza, la sopportazione, l’irrazionale), quando il passo deve essere fatto e non ci si può aggrappare a nulla, solo dolore e solitudine, l’annientamento è ciò che proviamo.
La solitudine ha tante possibilità di essere manifesta, esistono forme creative, rigeneranti, illuminanti, nutrienti ma… per arrivare a sentire e coltivare questo tipo di solitudini, molto spesso si è fatto “ un viaggio” nel vuoto, si è fatta esperienza del dolore prima e di un nulla che è difficile da spiegare.
L’esperienza di totale abbandono non sempre è totalizzante, la paura , il terrore che porta con sé è un argine che sentiamo e che ci protegge da pericoli più grandi.
Nell’attacco di panico si può arrivare a fare esperienza di una profonda angoscia ; un bambino che vive l’abbandono genitoriale ( sia vissuto realmente, sia percepito attraverso comportamenti di abbandono emotivo) ;il vissuto di un lutto, possono portare a fare esperienza di quel vuoto esistenziale che non trova conforto o uno spazio di consolazione.
La nostra mente e il nostro corpo che dovrebbero essere in sintonia tra loro hanno meccanismi di protezione e salvaguardia della nostra incolumità . Il Fattore Umano è un perimetro che definisce l’umano , le sue peculiarità, le sue funzioni primarie , sappiamo di avere un corpo, una mente, un canale emotivo, la memoria, il libero arbitrio ma come si ricorda talvolta in questo blog l’umano viene messo al centro … centro di che?

L’universo non è un termine sufficiente a raccogliere la complessità in cui siamo immersi, il luogo dove le nostre vite si svolgono , lo scenario dentro il quale ci muoviamo, non è poi così difficile perdere i riferimenti esterni a noi o non abbiamo un buon legame con la nostra essenza.
Affidarsi al trascendente, ad un credo, personalmente, penso funzioni, credo sia capace di costruire un ponte tra noi e ciò che non potremmo conoscere.
Per i non credenti o per coloro che non hanno sentito il bisogno di creare un ponte tra sé e l’inimmaginabile, per tutti esiste una possibilità che è prendersi cura di sé, mettersi in contatto con la propria essenza, con gli elementi che costituiscono il Fattore Umano.
Nella cura esiste la possibilità di creare un ponte con una realtà , creare un àncoraggio che riattivi i circuiti esistenziali.
Quando facciamo esperienza del buio dell’anima , abbiamo perso il contatto con una parte di noi, una frattura del sé che necessita di essere riconnessa alle altre parti di noi, in quella frattura potremmo trovare qualcosa capace di riattivare le nostre risorse.
L’utilizzo dei fiori di Bach è uno strumento valido per dialogare con la nostra parte emotiva che in questi casi è “come congelata”ed è la condizione che impedisce una riconnessione .
Creare un ponte tra la parte emotiva e le altre parti del nostro essere ci consentirà di recuperare forze, energie e talvolta motivazioni per affrontare ciò che sembra impossibile.
Il rimedio di Bach:
SWEET CHESTNUT ( castagno)
“ Per le persone in cui certi momenti l angoscia diventa così grande da sembrare loro insopportabile. Quando la mente o il corpo sentono di avere raggiunto il limite estremo della sofferenza e stanno per cedere. Quando sembra che ormai non rimanga altro da affrontare che la distruzione e l annientamento.”
STAR of BETHLEHEM
“Per quelli che vivono in uno stato di grande malessere a causa di situazioni che hanno provocato loro una grande infelicità, come lo shock causato da cattive notizie, la perdita di una persona cara, lo spavento che segue un incidente o eventi simili. Questo rimedio porta sollievo a quelli che per un certo periodo rifiutano di essere consolati.”
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Il fattore umano
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Chissà quante volte vi sarà capitato di sentire l’espressione : Fattore umano ad indicare in modo generico la componente variabile umana nell’esercizio, esecuzione di compiti tecnici.
Pensiamo ad un pilota di aereo, piuttosto che al lavoro del chirurgo, nell’esercizio di una professione oltre alle competenze e del settore di appartenenza , si agglomerano , inevitabilmente , le capacità umane .
Una per tutte il controllo delle emozioni rispetto alle problematiche e complessità del lavoro.
In questo blog si parlerà di emozioni nelle diverse sfaccettature.
Rispetto al Fattore umano, nella lunga esperienza sanitaria , ho individuato elementi comuni alla condizione umana che ci appartiene.
Di emozioni , come anticipato si parlerà a lungo, ma , ritengo che la realtà sia più complessa ed entrino in gioco altri aspetti che fanno del Fattore Umano qualcosa di più articolato del solo controllo delle emozioni.
L’emozione è la risposta ad uno stimolo ambientale ( compreso il nostro essere), una reazione affettiva intensa e di breve durata.
L’emozione veicola informazioni che il soggetto deve imparare a riconoscere e estrarne i contenuti psichici .
Semplificando se reagisco con rabbia o con un rossore,o qualsiasi sensazione che provo , andrebbe ascoltata e tradotta , cioè se quella persona/ evento mi fa arrabbiare/ arrossire/ indignare…sto conoscendo parti di me che… rientreranno in quella definizione di fattore umano.
Come un “fil rouge”, nel blog troverete molte volte la rivalutazione e sottolineatura dell’unicità, irrepetibilità dell’umano , anche qui, nel Fattore umano , si raccolgono gli elementi comuni a tutti ma , poi, la risposta del singolo resterà unica , irripetibile che si esprime anche attraverso l’ emozione ( risposta singolare personale ad uno stimolo)
Entriamo nel merito: la memoria, la misura, il corpo, la cognizione, l’emozione sono i fondamentali del nostro essere, attraverso queste esprimiamo il nostro essere che resta unico e irripetibile, tutto ciò è legato dal principio di relazione…ne riparleremo
Quando perdiamo parti di questi fondamentali perdiamo parti essenziali di noi.
Nell’esercizio sanitario parcellizzato dalla scienza a cui restiamo debitrici , può venire meno l’interesse a questi aspetti, riportarli all’attenzione mi sembra un atto dovuto sia per gli operatori che “ in qualche modo” gestiscono la carenza/ assenza di uno o più di questi elementi, e naturalmente all’utenza che dimostra sempre gratitudine quando ne riconosciamo il valore.
Un mattino ti alzi dal letto e scopri che sei sveglio,
ti guardi intorno , riconosci gli oggetti famigliari , il tappeto scendiletto, la sveglia sul comodino a fianco il cellulare, sul comò la foto dei tuoi genitori il giorno delle loro nozze, una promessa un futuro incerto , tu non eri esattamente come si sarebbero aspettati, nulla andrà come prestabilito, allora resta in ascolto di te, del tuo Fattore umano
Nei prossimi articoli troverete approfondimenti e letture di riferimento
Qui comincia il viaggio dentro quel “focus” che chiamiamo fattore umano che è non ciò che sei stato, non è ciò che vorresti diventare, non è ciò che gli altri vedono, pensano, giudicano, non è cosa/ chi vorresti essere
noi abbiamo un corpo , è vivo senza la nostra volontà, inizia a vivere e muore senza la nostra volontà
abbiamo delle emozioni che non possiamo scegliere, possiamo solo negarle, ignorarle , non ascoltarle, ma loro continueranno a dirci delle cose, ad esprimere chi siamo , non chi vorremmo essere, non chi dobbiamo essere, non cosa gli altri si aspettano.
Abbiamo un serbatoio dove è depositato tutto il nostro vissuto, attimo per attimo, lo puoi ritrovare nel corpo, tutte le volte che lo interpellerai, lo puoi trovare quando non vorresti, quando agisci d’istinto, quando non controlli un emozione, lo trovi nelle intuizioni, nei sogni, quasi mai nella mente.
Abbiamo il senso del limite per proteggerci dai pericoli , da noi stessi, il limite ci consente di dosare lo sforzo per superare l’ostacolo facendoci la domanda : ne vale la pena?, il limite, misura lo spazio e il tempo che abbiamo per decidere, agire,reagire, non è mai uguale
Abbiamo una mente che crea la rappresentazione della realtà , crea immagini verosimili facendo sì che ci possiamo orientare , non ci restituisce l’autenticità, non rappresenta ciò che è realmente, non è in grado di cogliere la complessità comprensiva della dimensione della profondità delle cose.
La mente ci aiuta ad auto rappresentarci attraverso l’uso di schemi sintetici e approssimativi, ci sostiene nella visione complessiva e approssimativa dello scenario nel quale proviamo a far emergere il nostro “FATTORE UMANO”
IL CORPO
LE EMOZIONI
LA MEMORIA
IL LIMITE
LA MENTE
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Mi contraddico
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“Mi contraddico? Ebbene si , mi contraddico. Sono spazioso, contengo moltitudini”
Walt Withman
Bach, quando si metteva in ascolto della natura circostante per trovare i rimedi ai malesseri dell’uomo, dell’umano, sapeva quanto questo sia un bravo sabotatore della propria felicità, quanto siamo bravi a remare contro la nostra natura.
L’umano è complesso, è un essere in evoluzione, non siamo solo il prodotto di una società che parte dalla famiglia di origine per arrivare al mondo, nel mondo in cui abitiamo.
Siamo l’espressione di ciò che ci hanno trasmesso le generazioni che ci hanno preceduto,conteniamo le regole che, nel bene o nel male, dobbiamo osservare,quei paletti che ci permettono o non permettono di essere o di fare…ma restiamo esseri in divenire, da svelare.
Questo accade senza il nostro stretto controllo, cambiamo in risposta agli eventi che avvengono, le persone con cui decidiamo di costruire delle relazioni cambiano il nostro percorso di vita, tutto ciò a cui diciamo di no… va a formare il nostro esistere, va a delineare il nostro percorso di vita e la nostra persona.
Nulla è lineare e predeterminato a priori, ci sono passaggi ineludibili che chiamiamo destino, ma è la nostra personale e individuale risposta che può spostare il senso di quell’esperienza .
Mi contraddico? Certo!,
E’ nella natura umana contenere moltitudini, non sono solo quello che mi hanno detto gli altri…è fisiologico cambiare idea, sentimento, posizione intellettuale, priorità.
Il nostro vissuto è come una tela che si tesse mano a mano che si svolge, questo porta a creare un tessuto complesso, fatto anche di contraddizioni, di luci e di ombre , di colori e di grigi, di posizioni nette e il loro contrario, non ci è tutto chiaro, non tutto è risolvibile, questo è umano, è unico e irripetibile.
Il problema nasce, quando per qualche ragione non do sufficiente spazio a questa libertà di tenere insieme le mie contraddizioni i miei chiari e i miei scuri.
Questa negazione, quando diventa assoluta,non le lasciamo lo spazio per la fisiologica espressione, abbiamo come conseguenza il divenire nemica/o di me stessa/o.
Compio un atto di ostilità rivolto a me, cioè: non mi riconoscete questa mia peculiarità?, non posso rispondere? Non mi viene riconosciuto un gesto legittimo, espressione del mio essere così come sono?
La conseguenza è la ritorsione (contro se stessi) ,se il mondo fuori di me non mi accetta, se viene a mancare il consenso, io mi ritengo colpevole di inadeguatezza.
Certamente siamo tutti “inadeguati” in qualche situazione, siamo tutti “ sbagliati” da qualche parte, siamo umani.
Quando lasciamo che siano solamente gli altri a dirci quando siamo adeguati, a posto,si crea
l’ impossibilità di dare la nostra valutazione ,questo si traduce in una ritorsione verso se stessi, ponendo le basi per lo sviluppo di malattie autoimmuni.
Ricordo che non ci sono prove scientifiche e inequivocabili tra il nostro sentire e ciò che accade nel nostro corpo, alle nostre molecole, altresì, ci sono delle condizioni che predispongono, aprono la strada a eventi che poi si rivelano patologici ma non abbiamo dimostrazione del nesso causa/ effetto ,si può eventualmente parlare di concause.
Il senso di colpa, di cui subiamo ancora oggi la sua maligna influenza, senza chiederci la colpa di chi? Di cosa? Tralasciando così la ben più onesta domanda di responsabilità di chi ? Responsabilità di cosa?
Quando non abbiamo chiaro che dobbiamo prenderci cura e carico di ciò che siamo e di ciò che vorremmo essere, la conseguenza inevitabilmente è dare eccessivo potere all’esterno, a chi non può e talvolta non è tenuto a sapere chi siamo.
Questa è una strada che percorriamo quando ci rivolgiamo a noi stessi senza il filtro del rispetto che porta alla conoscenza.

Il rimedio di Bach:
PINE ( pino silvestre):
“ per quelli che si rimproverano sempre qualcosa. Anche quando hanno successo pensano che avrebbero potuto fare meglio e non sono mai soddisfatti dei loro sforzi né dei loro risultati. Sono grandi lavoratori e soffrono molto per i loro errori. A volte arrivano ad attribuirsi la responsabilità di errori commessi da altri”

