Limmagine del proprio corpo è un cerchio che non si chiude.
La nostra immagine non viene vista da noi ma abbiamo bisogno di essere visti dall’altro affinché noi possiamo ricostruire la nostra rappresentazione.
La propria immagine è qualcosa che il corpo costruisce, una costruzione che il corpo compie con lo sguardo , così la mia presenza, la mia voce, il mio tatto, il mio sguardo costruiscono un immagine dinamica che si riflette nell ‘altro che mi restituisce la mia presenza.
Pensiamo alla leggenda di Narciso, figlio di Liriope, sedotta dal fiume Cefiso, venne alla luce e quando la madre chiese all’indovino se Narciso fosse diventato vecchio, l’indovino rispose : vivrà finché non si vedrà la propria immagine.
Narciso passa la sua vita senza amare nessuno. Un giorno , in un minuscolo lago al quale non si erano mai accostati né pastori, né capre, né fiere, Narciso vide i suoi occhi che scambiò per una coppia di stelle, i suoi capelli degni di Apollo, la tenera bocca , l’incarnato rosa, il collo d’avorio, insomma tutta la bellezza degli dei. Così innamoratosi della sua immagine le chiese di abbracciarlo facendolo cadere nel lago che lo tradì nella bramosia di abbracciare se stesso .
Così il mito , come sempre , racconta le inclinazioni dell’uomo e la storia di Narciso è particolarmente esplicativa nel portare all’attenzione il tema della relazione , dell’amore , del corpo, della sua immagine.
L’immagine è il guscio, il contenitore che ci accompagna nella vita terrena . Sia esso di una bellezza dionisiaca o incarni la diversità umana.
L’identificazione con lo stesso corpo conduce alla disperazione, alla morte in quanto diventa oggetto inanimato, incapace di relazione, di essere esposto agli occhi degli altri prima e di entrare nel mondo dell’altro nel tempo e nello spazio.
Narciso ci insegna che il corpo non è solo il mio corpo, quello è la sua immagine riflessa, inesistente, inafferabile, il corpo. Il corpo d’amore è l’incarnazione del desiderio, attraverso il corpo d’amore incontro quell’”io” che non potrei conoscere in altro modo.
Il corpo d’amore è il primo scalino per trascendere il corpo stesso ed aprirsi alla dimensione della Vita senza morte.
Quello che compone un corpo identitario è l’espressione della sua interiorità e dello sguardo altrui posatosi sul suo corpo, l’ascolto del suono, le sue vibrazioni
. L’esperienza del corpo non è lesperienza di un oggetto, così come accade per Narciso. Dalla nascita in poi il corpo è lo strumento che prova il nostro essere al mondo, l ‘esperienza del mondo.

Nell’arte i corpi sono il mezzo che l’artista esplora per ricavarne l’essenza, per tentare di riprodurre quel mistero che lo abita.
L’interpretazione del corpo, pensiamo a Modigliani che non cercava la somiglianza fisica ma l’espressione dell’anima ( “ quanndo conoscerò la tua anima , dipingerò gli occhi”)
Il corpo diventa così veicolo di quel mistero di cui siamo portatori, tutti,dentro carne ed ossa,
Il corpo d’amore è anche il corpo della cura. Prendersi cura di un corpo è il gesto che esprime la sacralità sprofondata nell’umano.
Prendersi cura del corpo è un sacrificio,lo sforzo di riportare quel corpo alla sua essenza, è cura .
L’immagine della madre di Gesù che accoglie tra le sue braccia il corpo morto del figlio , esprime l’ultimo gesto della cura .

