Sfumature di grigio

“L’isola senza colore”

Oliver Sacks

La medicina scientifica è un paradigma ( modello) a cui non potremmo e non dovremmo rinunciare mai quando ci prendiamo cura di qualcuno.

Abbiamo come primo aiuto la medicina nella sua forma moderna, nella prova provata dei risultati. Tuttavia non sempre, non tutto, è codificabile con gli strumenti scientifici, con i parametri medici, esistono “zone” dove non possiamo fare affidamento solamente a sistemi logici e comprovati.

Questo “gap”, questo vuoto clinico si riscontra maggiormente quando ci troviamo davanti al malessere individuale, soggettivo e irripetibile, espressione della nostra unicità.

La medicina “ psico” offre molte conoscenze consolidate e nuove, strumenti di cui dobbiamo imparare a non lesinare l’aiuto che possono offrirci.

Resta ancora spazio per la ricerca per la soluzione di criticità che si manifestano nel nostro vivere, nel nostro “sentire la vita”, qui in questo spazio l’unica cosa che ci è concessa fare è trovare un senso.

Il termine senso, “sinn”, dalla definizione usata nella fenomenologia, indica un orizzonte al cui interno ognuno fissa determinati significati in cui esprime la propria esistenza.

“Il senso non è già dato,ma ogni volta viene conferito, ed è in questa accezione che la fenomenologia parla dell’uomo come di un donatore di senso ( Sinngerbung)”

(dizionario di psicologia; U. Galimberti).

Il nostro pensare, agire, esserci se non determina un senso , una ragione che produce un valore, si priva di una parte vitale ( lo faccio per i figli, per lui/ lei, perché ci credo, per i soldi…) che ci rende capaci di continuare e progredire nel nostro percorso di vita.

Nella cura si mette sotto una luce di ingrandimento quegli aspetti dell’umano che non sempre trovano il giusto riconoscimento.

Quando sottraiamo senso, valore, al nostro agire riduciamo i gesti e le parole ad atti meccanici, non umani,senza la nostra partecipazione, privati di ciò creiamo uno stato di sofferenza che viene subita e riversata nel nostro vivere sociale: relazioni, lavoro,famiglia.

La privazione di un significato, il mancato riconoscimento di un valore soggettivo o universale è causa di sofferenza subita e riversata con conseguenze estremamente concrete e reali.

Quando attraversiamo un periodo difficile, drammatico, quando ci trovassimo a sperimentare un senso di smarrimento, la luce che restituisce il colore al nostro vivere diventa fioca, debole, ci restituisce diverse sfumature di grigio.

Quello che ci può accadere è di sperimentare la capacità di riprendere un corso diverso che ci restituisca una visione più luminosa, oppure possiamo lasciarci trascinare nella rassegnazione o ancora potremmo sperimentare il senso di un vuoto che non ha fondo.

Il tema della depressione non può essere esaustivo in un articolo a carattere divulgativo.

Se possiamo rintracciare cause organiche come malattie/ invalidità permanenti, elaborazione di un lutto, possiamo sicuramente riconoscere che ci sono temperamenti che hanno questa modalità di rispondere alla chiamata del vivere.

Qui, nella cura, si vuole sollecitare l’attenzione nell’osservazione, con lo scopo di stimolare qualche domanda la cui risposta deve trovare riscontro nel reale, nelle relazioni, nel vissuto.

Un piccolo esempio di quanto la nostra visione delle cose, la nostra capacità di vedere unaprogressione o viceversa uno svuotamento cambi la prospettiva, la tensione naturale.

Un bicchiere che contiene acqua per il 50% della sua capacità a qualcuno risulterà mezzo pieno ad altri mezzo vuoto, eppure oggettivamente c’è mezzo bicchiere d’acqua.

Nello stato psicologico ed esistenziale di sconforto, negatività, incertezza, scoraggiamento qualsiasi evento avrà la direzione “ di un bicchiere che non contiene sufficiente acqua ( non ci saranno risorse) che qualcuno rovescerà quel bicchiere incidentalmente, togliendo la possibilità di bere ( negazione), che l’acqua contenuta nel bicchiere è stata inquinata e quindi è inaccessibile ( sfiducia).

Non avremo mai tutte le risposte all’infinito numero di afflizioni che costellano le nostre esistenze ma laddove non possiamo intervenire in modo concreto , la ricerca di un senso è una via da percorrere sempre, la ricerca porta sempre qualche frutto.

Nelle forme di pessimismo, infelicità, senso di impotenza, incapacità di far fronte a…, abbiamo dentro una parola la possibile soluzione,un aiuto concreto.

Nelle persone che vivono nell’ombra dei loro cupi pensieri troviamo una costante mancanza di empatia, di incapacità di gioire quindi la parola chiave è: compassione , coltivare l’ascolto e condividere emotivamente il sentire dell’altro.

La compassione,la partecipazione al vivere dell’altro non risolve i problemi indotti dallo stato depressivo ma induce alla riflessione, alla ricerca di un senso, alla dimensione della profondità, questa, si, è una scala da percorrere per risalire.

Nei rimedi di Bach troviamo :

GENTIAN (genziana autunnale)

per coloro che si perdono facilmente d’animo. Possono anche migliorare progressivamente nella malattia, negli affari, ma al minimo ostacolo o ritardo si genera in loro titubanza che li demoralizza facilmente.

GORSE (ginestrone)

Per un enorme sconforto. Per quelli che hanno abbandonato la fiducia e non credono più

li si possa aiutare. Solo con la persuasione degli altri o per compiacerli, si sottoporranno a diversi trattamenti, ma certi che per loro ci siano pochissime possibilità di miglioramento.

Sfumature di grigio

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1 Response
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