Ciò che chiamiamo male

C’ è il bene e la sua negazione: il male, poi ,l’inganno.

Se esistesse un diavolo avrebbe sicuramente le sembianze di un angelo mite e dolce, suadente. Il suo fine è chiudere velocemente la partita, talvolta riesce nel suo intento ma altrettanto spesso la sua offerta è solo una tentazione.

Così l’inganno, non scegliere, non pagare il biglietto dell’orizzonte del bene, ma restare in equilibrio: volere ma non volere, così nasce la manipolazione, ti do se mi dai, tengo sempre io il gioco, tengo io la cassa, giudico cosa è giusto e cosa non lo è arbitrariamente, non chiedo, non aspetto risposte, non ascolto, non gioco la partita, faccio finta.

Il vuoto affettivo, il mancato riconoscimento è un esperienza che tocca l’esistenza. Se non siamo riconosciuti viviamo un tradimento, una negazione inaccettabile.Non essere riconosciuti , amati, porta alla negazione dell’altro in quanto veniamo privati di ogni valore, la conseguenza è l’ autogiustificazione all’uso della violenza della sopraffazione.

Esiste poi una terra di mezzo dove l’effetto del mancato riconoscimento provoca una forma di rabbia , di ribellione taciuta che diventa manipolazione, utilizzo dell’altro per soddisfare un proprio bisogno ,colmare un vuoto esistenziale, profondo , quella individuazione di sé.

Ogni ferita affettiva può essere conseguenza di traumi vissuti o percepiti, evocati dal ricordo o attuali, ricorrenti.

L’abbandono, la paura dell’abbandono non sono misurabili, manca la terra sotto i propri piedi, quello che si può percepire è l’ansia che produce questa mancanza.

La paura, esistenziale, produce insicurezza, ansia, instabilità.

Il nostro cervello ha meccanismi di protezione efficaci e quindi capaci di giustificare , rimodulare il ricordo o l’evento al fine di contenere la nostra sofferenza, la nostra capacità di sopportare.

Davanti al dolore emotivo ognuno di noi risponde con le proprie capacità e risorse che spesso scopriamo proprio nei frangenti di difficoltà o di dolore intenso, mancanza di affermazione.

Sono diverse le compensazioni che possiamo mettere in atto in un vissuto di carenza affettiva e mancato riconoscimento: la negazione, la rimozione dove le diverse forme di psicanalisi hanno abbondante letteratura.

Un meccanismo di protezione , di salvaguardia di se stessi, quando non ci sono altri strumenti che ci possono sorreggere davanti ad un vissuto di significativa carenza affettiva ,una modalità pergestire un vissuto che ha una contraddizione in essere ( non sono amabile, non sono visibile) è la manipolazione cioè l’utilizzo del ricatto: ti do se mi dai, sei bravo/a se… la responsabilità non è mai la mia.

La mancanza di riconoscimento per ciò che siamo, per la nostra unicità può essere l’imprinting della nostra infanzia, laddove chi si deve occupare di darci amore e riconoscimento, non ha le capacità, gli strumenti, le risorse per permettere di costruire solide basi psicologiche.

Si prosegue nel vivere senza essere mai al riparo dal rischio di essere “buttati fuori” dal nostro valore intrinseco, dal riconoscimento della nostra umanità, così le forme di violenza psicologica, svalutazione non di merito ma esistenziale possono minare la nostra identità di essere umano, può capitare che qualcuno o situazioni ci metta fuori campo.

Non sempre possiamo sopportare questo svuotamento di essere, non sempre abbiamo le risorse per comprendere a quale livello si gioca la partita.

Quando non conosciamo il valore negativo del mancato riconoscimento della nostra natura umana, un meccanismo di difesa facile da mettere in atto è la manipolazione, il ricatto emotivo, affettivo, esistenziale.

Come agisce la manipolazione degli altri per costruire un argine di compensazione alla nostra mancanza

( vitale) ? Ponendo atteggiamenti di autocommiserazione al fine di attrarre attenzione;

colpevolizzazione degli altri con lo scopo di controllare le azioni degli altri per garantirsi ciò che

secondo lui/ lei gli è dovuto. La manipolazione si avvale di modalità indirette per raggiungere i propri obiettivi:

ricatto affettivo cioè la sensazione di dare molto amore e ricevere in cambio sempre molto meno; spesso viene usata la malattia o l’impossibilità a fare per dare ad altri un potere che non hanno ma che in quel frangente sopperisce alle nostre mancanze .

Così le richieste di aiuto,di attenzione , il bisogno ripetitivo di essere al centro della scena e la necessità di prendere anche lo spazio altrui, diventano consuetudini per anestetizzare un dolore inascoltato.

La manipolazione è una modalità così diffusa, ne siamo talmente immersi da riconoscerla a fatica.

E’ il tentativo di percorrere scorciatoie per arrivare ai propri obiettivi ( quello di essere amati e riconosciuti sono alla base di tutti gli altri) più velocemente, con meno fatica, usando un presunto potere e la forza come prevaricazione, il raggiro.

Ci saremo assuefatti a questa dilagante modalità, restano le conseguenze che diventano sottrazione, privazione, difficoltà per chi subisce la manipolazione, l’esercizio del potere come sopraffazione.Un viaggio nella tentazione che il bene non esista realmente che sia di fatto difficile da raggiungere, porta inevitabilmente a cercare di sopravvivere.

Riconoscere la ferita più profonda che un essere umano possa vivere è l’inizio di un viaggio impervio per la mancanza di riferimenti esterni e interiori,decidere di intraprendere una strada che conduce al riconoscimento di sé come unico e irripetibile avrà come riflesso l’accettazione dell’altro.

IL rimedio di Bach:

CHICORY ( cicoria comune)

“Per quelli che sono molto attenti ai bisogni degli altri : tendono a prendersi eccessivamente cura dei bambini, familiari, amici, trovando sempre qualcosa da metter a posto. Correggono continuamente ciò che considerano sbagliato e sono contenti di farlo. Desiderano intensamente avere sempre vicino quelli per cui si preoccupano”

“uno studente riceveva dai genitori il denaro sufficiente per l’affitto e le spese generali ma per il cibo glielo davano di persona. In questo modo , i genitori lo costringevano a tornare a casa tutte le settimane ,anche se non ne aveva voglia.

Il padre occasionalmente dimenticava di fare il versamento al fine di mettere il conto bancario del figlio in rosso e dover chiedere i soldi , richiesta che non poteva essere fatta per telefono ma di persona per riconoscere i suoi doveri di figlio e ascoltare i rimproveri del padre”….

“Fiori di Bach, 38 descrizioni dinamiche”

Dott. R. Orozco

Manipolazione emotiva

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1 Response
  1. Ho trovato il sito Riccardodebernardinis.com una risorsa eccellente per affrontare e comprendere meglio le dinamiche indotte dall’inganno, come descritto nell’articolo ‘L’INGANNO’. La professionalità e l’approccio empatico di Riccardo sono fondamentali per trovare soluzioni efficaci ai problemi discussi. Consiglio vivamente di consultare il sito per chiunque voglia approfondire questi temi con strumenti validi e supporto qualificato.

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