Non è difficile aprire qualche canale social, tv, e ascoltare sociologi, pedagogisti, insegnanti, fornire riflessioni e consigli riguardo l’ educazione dei figli,delle nuove generazioni, diventati, loro malgrado, catalizzatori del male prodotto proprio da chi li ha preceduti, gli adulti.
La società si sta evolvendo velocemente,mai come nel nostro tempo, la diffusione di informazioni crea una vicinanza , una lente di ingrandimento sui fatti. Si analizzano i dettagli, i contesti nel quale accadono i tanti fatti di cronaca nera, ci si sente in obbligo di rendere pubblica la propria indignazione, la propria preoccupazione ma anche esternare la rabbia se non il dolore in modo pubblico.
Nell’era della comunicazione e della sua amplificazione si creano spazi dove la manifestazione del nulla trova forma e sostanza negli episodi di violenza, nelle nostre assenze,nelle ripetizioni che diventano repliche. Mantenere la massima adesione del racconto al fatto , alla sua oggettività crea una narrazione del mondo che lo svuota di significato rendendolo sempre più simile ad un buco nero dal quale cercare di non farsi inghiottire.
I fatti restano inconfutabili, le manifestazioni di intolleranza, insofferenza che sfociano nella cieca violenza restano fatti.
Il racconto dei fatti, l’adesione alla realtà senza la domanda di ricerca delle cause, i fatti senza la ricostruzione della ragione di tali accadimenti , crea inevitabilmente una narrazione sterile, una una copia dell’accaduto, una ripetizione che non permette l’elaborazione e l’apprendimento che un fatto porta inevitabilmente con sé.
Chi si affaccia al mondo non ancora pronto, non del tutto formato e ancor meno strutturato rischia molto più di prima di perdersi, di non riuscire a costruire la propria identità, rischia di cadere negli errori già fatti da chi lo ha preceduto per il semplice motivo che non c’è stata nessuna elaborazione, un tempo zero tra l’accadimento e le sue ragioni e sue conseguenze.
Cosa accade è inutile ripeterlo, in questo blog che cerca di costruire uno spazio di riflessione, che non aggiunge nulla ma ha il solo intento di suggerire qualche riflessione che sia personale, individuale, per ricontattare o imparare a riconoscere quella dimensione che è la nostra casa.comune: il genere umano e che il nostro valore proviene da uno stato di coscienza che può essere solo che ampliato.
Al racconto dei fatti si dovrebbe accostare una “ cassetta di attrezzi” per consentirne l’elaborazione.
Fin troppo scontata l’osservazione di chi replica e sottolinea il limite dell’interpretazione soggettiva.
La cura è lo strumento dell’ individuazione del soggetto, la ricerca della sua unicità, l’assunzione di responsabilità personale è nella storia dell’umano che si manifesta la sua singolarità.
I fatti corrispondono ad azioni compiute con relative responsabilità verticali o orizzontali ( dettate dal potere, qualsivoglia potere, o dal singolo).
La storia è stata scritta dall’istinto ,dal bisogno dalla necessità della libertà al singolare così alla generazione che ha rotto gli argini delle convenzioni sociali, della verticalità del potere è seguita una popolazione giovanile che si trova, per la prima volta nella storia a misurarsi con il proprio singolo specchio, a sentire, per la prima volta la responsabilità individuale.
Nulla è mai definitivo e chiuso ma tutto è in perenne divenire e la conoscenza è il motore di questo cambiamento .Oggi come mai accaduto prima, abbiamo a disposizione strumenti di analisi della realtà impensabili 50 anni fa , si fa avanti la necessità di imparare dagli errori collettivi e personali dove il nascondimento è sempre meno alla nostra portata
Siamo in un punto della storia dove si processa ed elabora il potere declinato al maschile che per sua essenza mantiene una linearità costante che tende a resistere alla sua verità scalzando le tante voci della differenza e dell’interpretazione.

La comunicazione è il veicolo di ogni crescita personale e collettiva, la necessità di renderla costruttiva, aperta alle sue contraddizioni, alle sue verità è un atto di cura.
CHESTNUT BUD:
Per quelli che non traggono pieno vantaggio dall’osservazione e dall’esperienza e che impiegano più tempo degli altri per apprendere le lezioni della vita quotidiana .Mentre per alcuni sarebbe sufficiente una sola esperienza, per costoro ne sono necessarie di più , a volte parecchie, prima di apprendere la lezione .Sono dunque spiacevolmente sorpresi di rifare lo stesso errore in diverse occasioni, quando una sola volta sarebbe stato sufficiente, oppure quando l’osservazione degli altri avrebbe potuto risparmiare loro anche il primo sbaglio.
E .Bach
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Il fattore umano
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Chissà quante volte vi sarà capitato di sentire l’espressione : Fattore umano ad indicare in modo generico la componente variabile umana nell’esercizio, esecuzione di compiti tecnici.
Pensiamo ad un pilota di aereo, piuttosto che al lavoro del chirurgo, nell’esercizio di una professione oltre alle competenze e del settore di appartenenza , si agglomerano , inevitabilmente , le capacità umane .
Una per tutte il controllo delle emozioni rispetto alle problematiche e complessità del lavoro.
In questo blog si parlerà di emozioni nelle diverse sfaccettature.
Rispetto al Fattore umano, nella lunga esperienza sanitaria , ho individuato elementi comuni alla condizione umana che ci appartiene.
Di emozioni , come anticipato si parlerà a lungo, ma , ritengo che la realtà sia più complessa ed entrino in gioco altri aspetti che fanno del Fattore Umano qualcosa di più articolato del solo controllo delle emozioni.
L’emozione è la risposta ad uno stimolo ambientale ( compreso il nostro essere), una reazione affettiva intensa e di breve durata.
L’emozione veicola informazioni che il soggetto deve imparare a riconoscere e estrarne i contenuti psichici .
Semplificando se reagisco con rabbia o con un rossore,o qualsiasi sensazione che provo , andrebbe ascoltata e tradotta , cioè se quella persona/ evento mi fa arrabbiare/ arrossire/ indignare…sto conoscendo parti di me che… rientreranno in quella definizione di fattore umano.
Come un “fil rouge”, nel blog troverete molte volte la rivalutazione e sottolineatura dell’unicità, irrepetibilità dell’umano , anche qui, nel Fattore umano , si raccolgono gli elementi comuni a tutti ma , poi, la risposta del singolo resterà unica , irripetibile che si esprime anche attraverso l’ emozione ( risposta singolare personale ad uno stimolo)
Entriamo nel merito: la memoria, la misura, il corpo, la cognizione, l’emozione sono i fondamentali del nostro essere, attraverso queste esprimiamo il nostro essere che resta unico e irripetibile, tutto ciò è legato dal principio di relazione…ne riparleremo
Quando perdiamo parti di questi fondamentali perdiamo parti essenziali di noi.
Nell’esercizio sanitario parcellizzato dalla scienza a cui restiamo debitrici , può venire meno l’interesse a questi aspetti, riportarli all’attenzione mi sembra un atto dovuto sia per gli operatori che “ in qualche modo” gestiscono la carenza/ assenza di uno o più di questi elementi, e naturalmente all’utenza che dimostra sempre gratitudine quando ne riconosciamo il valore.
Un mattino ti alzi dal letto e scopri che sei sveglio,
ti guardi intorno , riconosci gli oggetti famigliari , il tappeto scendiletto, la sveglia sul comodino a fianco il cellulare, sul comò la foto dei tuoi genitori il giorno delle loro nozze, una promessa un futuro incerto , tu non eri esattamente come si sarebbero aspettati, nulla andrà come prestabilito, allora resta in ascolto di te, del tuo Fattore umano
Nei prossimi articoli troverete approfondimenti e letture di riferimento
Qui comincia il viaggio dentro quel “focus” che chiamiamo fattore umano che è non ciò che sei stato, non è ciò che vorresti diventare, non è ciò che gli altri vedono, pensano, giudicano, non è cosa/ chi vorresti essere
noi abbiamo un corpo , è vivo senza la nostra volontà, inizia a vivere e muore senza la nostra volontà
abbiamo delle emozioni che non possiamo scegliere, possiamo solo negarle, ignorarle , non ascoltarle, ma loro continueranno a dirci delle cose, ad esprimere chi siamo , non chi vorremmo essere, non chi dobbiamo essere, non cosa gli altri si aspettano.
Abbiamo un serbatoio dove è depositato tutto il nostro vissuto, attimo per attimo, lo puoi ritrovare nel corpo, tutte le volte che lo interpellerai, lo puoi trovare quando non vorresti, quando agisci d’istinto, quando non controlli un emozione, lo trovi nelle intuizioni, nei sogni, quasi mai nella mente.
Abbiamo il senso del limite per proteggerci dai pericoli , da noi stessi, il limite ci consente di dosare lo sforzo per superare l’ostacolo facendoci la domanda : ne vale la pena?, il limite, misura lo spazio e il tempo che abbiamo per decidere, agire,reagire, non è mai uguale
Abbiamo una mente che crea la rappresentazione della realtà , crea immagini verosimili facendo sì che ci possiamo orientare , non ci restituisce l’autenticità, non rappresenta ciò che è realmente, non è in grado di cogliere la complessità comprensiva della dimensione della profondità delle cose.
La mente ci aiuta ad auto rappresentarci attraverso l’uso di schemi sintetici e approssimativi, ci sostiene nella visione complessiva e approssimativa dello scenario nel quale proviamo a far emergere il nostro “FATTORE UMANO”
IL CORPO
LE EMOZIONI
LA MEMORIA
IL LIMITE
LA MENTE
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Mi contraddico
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“Mi contraddico? Ebbene si , mi contraddico. Sono spazioso, contengo moltitudini”
Walt Withman
Bach, quando si metteva in ascolto della natura circostante per trovare i rimedi ai malesseri dell’uomo, dell’umano, sapeva quanto questo sia un bravo sabotatore della propria felicità, quanto siamo bravi a remare contro la nostra natura.
L’umano è complesso, è un essere in evoluzione, non siamo solo il prodotto di una società che parte dalla famiglia di origine per arrivare al mondo, nel mondo in cui abitiamo.
Siamo l’espressione di ciò che ci hanno trasmesso le generazioni che ci hanno preceduto,conteniamo le regole che, nel bene o nel male, dobbiamo osservare,quei paletti che ci permettono o non permettono di essere o di fare…ma restiamo esseri in divenire, da svelare.
Questo accade senza il nostro stretto controllo, cambiamo in risposta agli eventi che avvengono, le persone con cui decidiamo di costruire delle relazioni cambiano il nostro percorso di vita, tutto ciò a cui diciamo di no… va a formare il nostro esistere, va a delineare il nostro percorso di vita e la nostra persona.
Nulla è lineare e predeterminato a priori, ci sono passaggi ineludibili che chiamiamo destino, ma è la nostra personale e individuale risposta che può spostare il senso di quell’esperienza .
Mi contraddico? Certo!,
E’ nella natura umana contenere moltitudini, non sono solo quello che mi hanno detto gli altri…è fisiologico cambiare idea, sentimento, posizione intellettuale, priorità.
Il nostro vissuto è come una tela che si tesse mano a mano che si svolge, questo porta a creare un tessuto complesso, fatto anche di contraddizioni, di luci e di ombre , di colori e di grigi, di posizioni nette e il loro contrario, non ci è tutto chiaro, non tutto è risolvibile, questo è umano, è unico e irripetibile.
Il problema nasce, quando per qualche ragione non do sufficiente spazio a questa libertà di tenere insieme le mie contraddizioni i miei chiari e i miei scuri.
Questa negazione, quando diventa assoluta,non le lasciamo lo spazio per la fisiologica espressione, abbiamo come conseguenza il divenire nemica/o di me stessa/o.
Compio un atto di ostilità rivolto a me, cioè: non mi riconoscete questa mia peculiarità?, non posso rispondere? Non mi viene riconosciuto un gesto legittimo, espressione del mio essere così come sono?
La conseguenza è la ritorsione (contro se stessi) ,se il mondo fuori di me non mi accetta, se viene a mancare il consenso, io mi ritengo colpevole di inadeguatezza.
Certamente siamo tutti “inadeguati” in qualche situazione, siamo tutti “ sbagliati” da qualche parte, siamo umani.
Quando lasciamo che siano solamente gli altri a dirci quando siamo adeguati, a posto,si crea
l’ impossibilità di dare la nostra valutazione ,questo si traduce in una ritorsione verso se stessi, ponendo le basi per lo sviluppo di malattie autoimmuni.
Ricordo che non ci sono prove scientifiche e inequivocabili tra il nostro sentire e ciò che accade nel nostro corpo, alle nostre molecole, altresì, ci sono delle condizioni che predispongono, aprono la strada a eventi che poi si rivelano patologici ma non abbiamo dimostrazione del nesso causa/ effetto ,si può eventualmente parlare di concause.
Il senso di colpa, di cui subiamo ancora oggi la sua maligna influenza, senza chiederci la colpa di chi? Di cosa? Tralasciando così la ben più onesta domanda di responsabilità di chi ? Responsabilità di cosa?
Quando non abbiamo chiaro che dobbiamo prenderci cura e carico di ciò che siamo e di ciò che vorremmo essere, la conseguenza inevitabilmente è dare eccessivo potere all’esterno, a chi non può e talvolta non è tenuto a sapere chi siamo.
Questa è una strada che percorriamo quando ci rivolgiamo a noi stessi senza il filtro del rispetto che porta alla conoscenza.

Il rimedio di Bach:
PINE ( pino silvestre):
“ per quelli che si rimproverano sempre qualcosa. Anche quando hanno successo pensano che avrebbero potuto fare meglio e non sono mai soddisfatti dei loro sforzi né dei loro risultati. Sono grandi lavoratori e soffrono molto per i loro errori. A volte arrivano ad attribuirsi la responsabilità di errori commessi da altri”

