Sono fautrice del pensiero che non tutto si possa e si debba spiegare. Questo è un postulato matematico che ha riscontro nella vita reale di ognuno.

Tutto ciò che ha un valore non può essere reso assoluto, il valore indica una direzione che si materializza nelle scelte.

Veniamo al nostro fattore umano partendo da quel fondamento che non tutto si possa dire o spiegare, resta la necessità di costruire modelli parziali ma esplicativi per rendere intellegibile ciò che è inafferrabile, irraggiungibile.

L’umano si fa espressione tangibile e reale attraverso un corpo biologicamente vivo, una capacità di pensiero che consente l’astrazione e nel linguaggio la possibilità di affermare la propria identità, la capacità di dare risposte individuali che sono espressione della nostra emotività,portatore del limite che è nella sua natura come elemento intrinseco e portatore di memoria che consente di ricreare la storia singolare e collettiva e un appartenenza ad una specie : l’umanità.

Eppure non è possibile esaurire la ricchezza dei suoi contenuti e possibilità

Il fattore umano si propone di essere quella locuzione che contiene e definisce la condizione umana, quel modello a cui fare riferimento quando entriamo nella relazione terapeutica che dovrebbe includere la dimensione della cura al fine di superare l’approccio frammentario incompleto che non restituisce aspetti dell’ identità al soggetto preso in carico.

Quando il nostro corpo manda segnali di mal funzionamento, quando la nostra mente si allontana o perde la sua funzione di tracciare la strada che vorremmo seguire, quando il pensiero diventa monocromatico, quando una delle funzioni biologiche vitali ( sonno/ veglia; alimentazione/ evacuazione) perdono la loro necessaria quotidianità, quando le emozioni sovrastano il pensiero perdendo la loro funzione di dialogo interiore che diventa urlo o spegnimento di ogni ascolto.

Quando anche una sola di queste perde la sua naturale attività: il corpo a mantenersi attraverso il cibo e l’eliminazione di ciò che non serve, l’attività e il riposo , la mente a produrre pensieri che possiamo controllare scegliere e dirigere, quando le emozioni smettono di essere una risposta, un indicazione alla nostra unicità rispondendo agli stimoli esterni e interiori , si evidenzia nelle forme più lievi o più severe una forma patologica.

Tutto questo collocato dentro una memoria depositaria della nostra storia e di chi ha fatto parte di quella nostra storia, espressa con un linguaggio che racconta l’intreccio del nostro essere , di ciò che è stato e ciò che vorrebbe essere. L’ascolto del limite che può essere espressione di un potenziale in divenire o una condizione che richiede tempo e riflessione o ancora un impossibilità voluta o intrinseca

Quando necessitiamo di cure mediche abbiamo a disposizione una ampia, variegata e specialistica gamma di opportunità ,tralascio le difficoltà e libertà di accesso dovute alla complessa gestione delle risorse, quello che è carente è la presa in carico della persona al singolare con il suo bagaglio di “ fattore umano”.

Prendersi cura necessita di un riconoscimento dell’individualità, del fattore umano cioè di quell’interazione tra corpo biologico, mente, emozioni, memoria, linguaggio,limite.

L’esercizio della clinica medica che storicamente si impegna a scandagliare il sintomo senza prima averlo contestualizzato nella persona, questo approccio lascia sempre spazi non osservati ma direttamente interessati a ciò che si è depositato nel corpo biologico.

Corpo mente ed emozioni

La storia di oggi ci restituisce una medicina moderna, sempre più preparata e agile, quello di cui resta orfana è la sua perdita di visione dell’insieme.

Raccogliere gli elementi che fanno da perimetro all’umano non potendolo definire ma tenendo insieme la sua dimensione evita uno spreco di risorse che vanno nella gestione del sintomo che resta in attesa di comprenderne le sue ragioni.

Tenere presente che esiste un perimetro più ampio ma non infinito che è la persona con il suo bagaglio di corpo, mente, emozioni, memoria e limite, aiuta la clinica a collocare la sorgente del problema o l’opportunità che sta offrendo il sintomo.

Una più ampia visione non può sottrarre valore al sintomo/ patologia/ limite ma sarà capace di costruire intorno al sintomo/ patologia/ limite un ventaglio di possibilità dove il “ problema” spesso contiene da sé la sua risoluzione o inevitabilmente si possono attivare risorse in altro modo non accessibili se non portate all’attenzione.

Uno sguardo più ampio che renda visibile il singolo portatore della sua unicità potrebbe evitare la ripetizione dell’errore, della mancanza o dell’eccesso che ha generato il sintomo. La chiamata al soggetto ha intrinsecamente una valenza di attivazione di autoguarigione che si esprime in una maggiore visibilità e conseguente crescente consapevolezza.

Abbiamo necessità di regole condivise, di codici linguistici che ci consentano lo scambio di informazioni e di sensazioni ma se il presupposto è : siamo unici e irripetibili come non tenere conto, almeno nella forma basilare del rispetto di tutte le differenze che ci rendono unici e irripetibili?

La cura sostiene il riconoscimento e il rispetto della diversa interpretazione della realtà che ognuno di noi manifesta con i propri mezzi e le proprie capacità.

Viviamo nell’era dell’informazione, mai così tanta, mai così accessibile.

Anche la scienza, in particolare modo quella medica che si fonda su conoscenze sperimentali e imparziali, sono sempre fluttuanti rispetto alla storia.

Nella pratica clinica la sola applicazione della regola e della conoscenza è un amputazione della sua applicabilità.

Non solo l’esperienza, dando per scontato la conoscenza, ma l’intuizione, la relazione e non ultimo il caso ( il mistero: ciò che non sappiamo dire e spiegare) portano all’esercizio di una buona clinica.

Il fattore umano

Chissà quante volte vi sarà capitato di sentire l’espressione : Fattore umano  ad indicare in modo generico la componente  variabile umana nell’esercizio, esecuzione di compiti tecnici.

Pensiamo ad un pilota di aereo, piuttosto che al lavoro del chirurgo, nell’esercizio di una professione oltre alle competenze e  del settore di appartenenza , si agglomerano , inevitabilmente , le capacità umane .

Una per tutte il controllo delle emozioni rispetto alle problematiche e complessità del lavoro.

 

In questo blog si parlerà di emozioni nelle diverse sfaccettature.

Rispetto al Fattore umano, nella lunga esperienza sanitaria , ho individuato elementi comuni alla condizione umana che ci appartiene.

Di emozioni , come anticipato si parlerà a lungo, ma , ritengo che la realtà sia più complessa ed entrino in gioco altri aspetti che fanno del Fattore Umano qualcosa di più articolato del solo controllo delle emozioni.

 

L’emozione è la risposta ad uno stimolo ambientale  ( compreso il nostro essere), una reazione affettiva intensa e di breve durata.

L’emozione  veicola  informazioni che il soggetto deve imparare a riconoscere e estrarne i contenuti psichici .

Semplificando se reagisco con rabbia o con un rossore,o qualsiasi sensazione che provo , andrebbe ascoltata e tradotta , cioè se quella persona/ evento mi fa arrabbiare/ arrossire/ indignare…sto conoscendo parti di me  che… rientreranno in quella definizione di fattore umano.

 

Come un “fil rouge”, nel blog troverete molte volte la rivalutazione e sottolineatura dell’unicità, irrepetibilità dell’umano , anche qui, nel Fattore umano , si raccolgono gli elementi comuni a tutti ma , poi, la risposta del singolo resterà unica , irripetibile che si  esprime anche  attraverso l’ emozione ( risposta singolare personale ad uno stimolo)

 

Entriamo nel merito: la memoria, la misura, il corpo, la cognizione, l’emozione sono i fondamentali del nostro essere, attraverso queste esprimiamo il nostro essere  che resta unico e irripetibile, tutto ciò è legato dal principio di relazione…ne riparleremo

Quando perdiamo parti di questi fondamentali perdiamo parti essenziali di noi.

 

Nell’esercizio sanitario parcellizzato dalla scienza a cui restiamo debitrici , può venire meno l’interesse a questi aspetti, riportarli all’attenzione mi sembra un atto dovuto sia per gli  operatori che “ in qualche modo” gestiscono la carenza/ assenza di uno o più di questi elementi, e naturalmente all’utenza che dimostra sempre gratitudine quando ne riconosciamo il valore. 

 

Un mattino ti alzi dal letto e scopri che sei sveglio,

ti guardi intorno , riconosci gli oggetti famigliari , il tappeto scendiletto, la sveglia sul comodino a fianco il cellulare, sul comò la foto dei tuoi genitori il giorno delle loro nozze, una promessa un futuro incerto , tu non eri esattamente come si sarebbero aspettati, nulla andrà come prestabilito, allora resta in ascolto di te, del tuo Fattore umano

 

Nei prossimi articoli troverete approfondimenti e letture di riferimento

Qui comincia il viaggio dentro quel “focus” che chiamiamo fattore umano che è non ciò che sei stato, non è  ciò che  vorresti diventare, non è ciò che gli altri  vedono, pensano, giudicano, non è cosa/ chi vorresti essere

noi abbiamo un corpo , è vivo senza la nostra volontà, inizia a vivere e muore senza la nostra volontà 

abbiamo delle emozioni che non possiamo scegliere, possiamo solo negarle, ignorarle , non ascoltarle, ma loro continueranno a dirci delle cose, ad esprimere chi siamo , non chi vorremmo essere, non chi dobbiamo essere, non cosa gli altri si aspettano.

 

Abbiamo un serbatoio dove è depositato tutto il nostro vissuto, attimo per attimo, lo puoi ritrovare nel corpo, tutte le volte che lo interpellerai, lo puoi trovare quando non vorresti, quando agisci d’istinto, quando non controlli un emozione, lo trovi nelle intuizioni, nei sogni, quasi mai nella mente.

 

Abbiamo il senso del limite per proteggerci dai pericoli , da noi stessi, il limite ci consente di dosare lo sforzo per superare l’ostacolo facendoci la domanda : ne vale la pena?, il limite, misura lo spazio e il tempo che abbiamo per decidere, agire,reagire, non è mai uguale

 

 

Abbiamo una mente che crea la rappresentazione della realtà , crea immagini verosimili facendo sì che ci possiamo orientare , non ci restituisce l’autenticità, non rappresenta ciò che è realmente, non è in grado di cogliere  la complessità comprensiva della dimensione della profondità delle cose.

La mente ci aiuta ad auto rappresentarci attraverso l’uso di schemi sintetici e approssimativi, ci sostiene nella visione complessiva e approssimativa dello scenario nel quale proviamo a far emergere il nostro “FATTORE UMANO”

 

IL CORPO

LE EMOZIONI

LA MEMORIA

IL LIMITE

LA MENTE

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A wonderful serenity has taken possession of my entire soul, like these sweet mornings of spring which I enjoy with my whole heart. I am alone, and feel the charm of existence in this spot.

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