il mito del maestro
Maestro è un termine che si riferisce in senso lato a chiunque svolga una funzione di guida e di insegnamento eccellendo nella scienza, nell ‘arte, nella vita morale o religiosa…
Ci sono i buoni maestri, coloro che che sanno seminare curiosità, interessi, aspirazioni.
Il buon maestro è quello che ricordiamo come colui o colei che ci ha fatto amare una materia che è stato capace di allineare la mente e il cuore in una disciplina, in una conoscenza.
I buoni maestri lasciano un segno indelebile molto più significativo di quello che può accadere con i cattivi maestri che forniscono informazioni contrarie ad ogni forma di bene da cui deriva, poi ,l’esperienza del dolore, del fallimento, del perdersi.
Personalmente ho avuto molti maestri nei libri, nella letteratura,nella scienza,che mi hanno consentito di trovare la mia personale strada.
Nei maestri che ho scelto o in quelli in cui sono inciampata ho trovato : informazioni, lampi di luce, linguaggi che non sono in grado di decodificare ( è il caso di Dante, per citarne uno),molte profondità che riportate in superficie aiutano a vivere meglio a trovare un senso, ma ho anche trovato il mistero della parola cioè quella dimensione dove si lascia al lettore, alla sua capacità e sensibilità ,l’intrpretazione del testo, non tutto è dicibile, non tutto può essere compreso con la sola ragione.
Ho incontrato qualche maestro in presenza ma l’impatto diretto porta a svelare sia i contenuti ma anche i limiti di cui siamo nostro malgrado portatori.
Tutti avremo ricordi scolastici legati alla classe, al maestro, i compagni,
nella scuola si fa esperienza della vita, se chi presiede la classe: il maestro/a si abbandona alla passione della conoscenza è possibile che riesca a seminare in qualcuno dei suoi allievi qualche scintilla di curiosità o di passione.
La classe resta una piccola società dove si fa esperienza del vivere in comunità, si cerca la propria identità in mezzo ad un sacco di altre identità, se abbiamo fortuna con qualcuno potremmo avere delle affinità ma a scuola si impara a lasciare lo spazio per l’altro, a sopportare o valorizzare le diversità, a riconoscere un autorità.
A scuola ci sono i corpi, le menti , i cuori di chi abita per un periodo in quel luogo, avere dei buoni maestri è il viatico per trovare la propria strada anche atraverso la negazione di ciò che ci viene insegnato.
Attraverso l’esperienza di quel “ fattore umano” che ci accomuna accresciamo le nostre cognizioni, la fisicità impara lo spazio le distanze e le vicinanze, le emozioni imparano ad essere espresse, taciute, negate.
A scuola facciamo conoscenza del limite che diventa il compagno di banco per ognuno, il limite viene superato, vinto, ma capita che sia invalicabile (almeno per oggi), la resistenza la sua presenza ci fortifica, ci abbatte, ci può umiliare, lui, il limite resta.
La storia è costellata di grandi maestri cioè di figure capaci di cambiare il corso degli eventi, dei popoli, delle menti, del progresso. Menti evolute capaci di penetrare la realtà e trasformarne le condizioni.
Per concludere ho scelto di citare un maestro ( per me) che nella storia ha portato un messggio rivoluzionario spezzando un idea di potere incarnato dentro una creatura limitata, trasformando il potere da esercizio di forza, autoreferenziale, per convertirlo in una possibilità di scelta e di autodeterminazione, di libertà.
Gesù, nel suo portare un uomo nel mondo ha dimostrato e indicato la via di una libertà che libera l’uomo dal suo stesso limite attraverso la morte che non è più eterna ma apre alla vita , al suo senso, alla sua possibilità di riparazione, di cambiamento , di salvezza.

“La gloria del Messia, acclamata nel tempo della sua entrata festosa in Gerusalemme, si trasfigura nella esperienza di una solitudine estrema.(…)
Nella notte del Getsemani, Gesù non appare come il figlio di Dio ma come un malfattore, un delinquente (…)
Tuttavia, nelle ore più buie di questa notte, non incontriamo solo il nostro dolore di uomini, ma anche un indicazione decisiva per provare ad affermare in modo affermativo il peso ineluttabile del “ negativo”(…)
Non è forse questa l’ultima parola, la più profonda e la più impensata del Getsemani?
(…) decidere di consegnarsi alla propria storia, poiché solo in questa consegna diviene possibile riscriverla in modo unico, accogliendo l’alterità della Legge del desiderio che ci abita.
Assumere la nostra condizione di mancanza non come afflizione, ma come incontro con quello che siamo“
“La legge del desiderio, radici bibliche della psicanalisi”
Massimo Recalcati

