Frontiera , limite, delimitazione, barriera, divisione, ecco i sinonimi della parola confini.

Se il mondo fuori di noi ci offre scenari di cambiamento dei confini territoriali, di potere economico, politico e quanto altro, alla cura interessano i confini dell’umano.

Se è sempre tutto soggettivo, mai uguale a nessun altro, mai sovrapponibile l’idea ad un altra, i confini ci parlano proprio di questo: dove inizio, dove finisco, quanto spazio posso occupare, quanta libertà, quanto posso esercitare..

La cura mette in luce l’umano nelle sue articolate sfaccettature, i confini , sono proprio il primo passo per riconoscere il nostro spazio nel mondo.

Il corpo è il nostro confine certo, insindacabile, la sua percezione, la percezione dei nostri confini corporei è già meno certo: chi può entrare nel mio spazio intimo, fisico, psichico e chi no.

Il corpo delimita e occupa uno spazio, non è un ovvietà, non è un diritto assoluto. Saliamo su una metropolitana in orario di punta e scopriamo quanto possa essere ingombrante un corpo, pigiato in uno spazio inadeguato insieme ad altri corpi.

Il corpo si esprime attraverso il movimento fisico, qui scopriamo come sia necessario scoprire i nostri confini, quanto spazio abbiamo a disposizione,nel movimento impariamo a conoscere il bisogno della vicinanza e quella del distacco.

Molto si impara da bambini e molto è stato lasciato indietro nell’apprendimento sano dell’idea di confine. Il mondo di oggi è stato scritto da chi ci ha preceduto, quello che possiamo fare è prenderci cura del giusto spazio esistenziale per ognuno di noi perché sarà la base per chi occuperà lo stesso spazio dopo di noi.

Poi entriamo nella sfera della percezione personale: quali confini abbiamo sviluppato, siamo stati rispettati nel nostro crescere? Le nostre richieste di spazio e di affermazione hanno trovato giuste regole e amorevole ascolto?

Non sempre, non a tutti, sarà andato tutto bene,non sempre il riconoscimento alla nostra unicità avrà trovato riscontri.

Non possiamo riavvolgere il nastro, il vissuto di ognuno di noi è quel bagaglio bile che fa ciò che siamo quello che siamo.

confini

Il potere di esprimere i nostri confini secondo la nostra volontà è una scelta che possiamo compiere quando prendiamo consapevolezza che i nostri confini li decidiamo noi e nessun altro ( nei paesi democratici).

Cosa sono i confini personali, la loro percezione psicologica è materia della psicologia, qui si porta alla luce, all’attenzione degli strumenti, non medici, ma efficaci che possono aiutarci a esplorare un principio fondante: il rispetto di sé.

Se ho una sana percezione dei miei confini, sceglierò chi potrà entrare nella sfera personale, intima, e chi no, potrò essere discriminante rispetto a chi tenta di prevaricare le mie volontà espresse o semplicemente scelte.

L’arrogante esercita la sua debolezza prevaricando, l’oppresso non si difende per la sua debolezza.

Esiste una terra di mezzo che si chiama rispetto e libertà che ad oggi è diventata terra di conquista. C’è una crescente necessità per assecondare il nostro senso innato di libertà, di espressione,un bisogno di riconoscere gli elementi fondamentali di noi esseri umani, una naturale tappa di un percorso di evoluzione.

Nel mondo della floriterapia secondo E. Bach, i rimedi estratti dai fiori selezionati permettono l’armonizzazione di quel sentire, di emozioni che in quello stato non ci consentono di vivere il nostro essere, al meglio.

Rimedi semplici, non scientificamente validati ma non per questo non efficaci che assunti sotto forma di gocce per bocca , sono capaci di equilibrare le disarmonie emotive che fanno parte integrante del nostro vivere.

Il rimedio derivato da un fiore che si chiama Centaurium, va ad armonizzare quel sentirsi eccessivamente dipendenti dagli altri, eccessivamente insicuri, in difficoltà quando dobbiamo mettere dei limiti.

Normalmente la tipologia Centaury, richiama un eccessiva sensibilità ed emotività che necessita di non essere sprecata con chi tenta di abusare di disponibilità, ascolto, empatia.

Chi sente il bisogno di questo rimedio si trova frequentemente nella posizione di essere vampirizzato delle proprie energie, di trovarsi a dire dei si, contrari al proprio volere, di mettersi a servizio di altri che non apprezzano il suo valore.

Centaury, nella nostra società aderisce molto bene a quel modello che lentamente va sgretolandosi, di donna centro del focolare domestico, obbediente, pronta all’abnegazione e all’impossibilità di realizzare la propria personalità.

Il rimedio, armonizzando questa nostra percezione, ci sostiene nell’ascolto dei nostri contenuti, l’attenzione si sposta dall’esterno verso l’interiorità, nel nostro mondo dentro ,dove nascono i nostri bisogni primari : lo spazio è sicuramente tra i fondamentali. E’ partendo dall’ascolto dei nostri bisogni che portiamo fuori il nostro essere unici e irripetibili, in tal modo ognuno di noi avrà la necessità di ritrovare il proprio posto nel mondo, occupando il suo spazio, riconoscendo i propri confini, rispettando quelli altrui.

Centaury è un ottimo rimedio per chi sente di volere percorrere percorsi di crescita personale dove il primo mattone da mettere è il confine con ciò che non è e il rispetto per ciò che è.

“CENTAURY”

Per le persone buone , tranquille e gentili, che sono sempre ansiose di servire gli altri. Nel loro impegno per riuscirci, sopravvalutano le loro forze. Il loro bisogno di assecondare il prossimo è così forte che diventano più servi che aiutanti. Il loro buon cuore li porta a fare più di quello che dovrebbero e; così facendo trascurano la loro particolare missione nella vita

E. Bach

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Il fattore umano

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Chissà quante volte vi sarà capitato di sentire l’espressione : Fattore umano  ad indicare in modo generico la componente  variabile umana nell’esercizio, esecuzione di compiti tecnici.

Pensiamo ad un pilota di aereo, piuttosto che al lavoro del chirurgo, nell’esercizio di una professione oltre alle competenze e  del settore di appartenenza , si agglomerano , inevitabilmente , le capacità umane .

Una per tutte il controllo delle emozioni rispetto alle problematiche e complessità del lavoro.

In questo blog si parlerà di emozioni nelle diverse sfaccettature.

Rispetto al Fattore umano, nella lunga esperienza sanitaria , ho individuato elementi comuni alla condizione umana che ci appartiene.

Di emozioni , come anticipato si parlerà a lungo, ma , ritengo che la realtà sia più complessa ed entrino in gioco altri aspetti che fanno del Fattore Umano qualcosa di più articolato del solo controllo delle emozioni.

L’emozione è la risposta ad uno stimolo ambientale  ( compreso il nostro essere), una reazione affettiva intensa e di breve durata.

L’emozione  veicola  informazioni che il soggetto deve imparare a riconoscere e estrarne i contenuti psichici .

Semplificando se reagisco con rabbia o con un rossore,o qualsiasi sensazione che provo , andrebbe ascoltata e tradotta , cioè se quella persona/ evento mi fa arrabbiare/ arrossire/ indignare…sto conoscendo parti di me  che… rientreranno in quella definizione di fattore umano.

Come un “fil rouge”, nel blog troverete molte volte la rivalutazione e sottolineatura dell’unicità, irrepetibilità dell’umano , anche qui, nel Fattore umano , si raccolgono gli elementi comuni a tutti ma , poi, la risposta del singolo resterà unica , irripetibile che si  esprime anche  attraverso l’ emozione ( risposta singolare personale ad uno stimolo)

Entriamo nel merito: la memoria, la misura, il corpo, la cognizione, l’emozione sono i fondamentali del nostro essere, attraverso queste esprimiamo il nostro essere  che resta unico e irripetibile, tutto ciò è legato dal principio di relazione…ne riparleremo

Quando perdiamo parti di questi fondamentali perdiamo parti essenziali di noi.

Nell’esercizio sanitario parcellizzato dalla scienza a cui restiamo debitrici , può venire meno l’interesse a questi aspetti, riportarli all’attenzione mi sembra un atto dovuto sia per gli  operatori che “ in qualche modo” gestiscono la carenza/ assenza di uno o più di questi elementi, e naturalmente all’utenza che dimostra sempre gratitudine quando ne riconosciamo il valore. 

Un mattino ti alzi dal letto e scopri che sei sveglio,

ti guardi intorno , riconosci gli oggetti famigliari , il tappeto scendiletto, la sveglia sul comodino a fianco il cellulare, sul comò la foto dei tuoi genitori il giorno delle loro nozze, una promessa un futuro incerto , tu non eri esattamente come si sarebbero aspettati, nulla andrà come prestabilito, allora resta in ascolto di te, del tuo Fattore umano

Nei prossimi articoli troverete approfondimenti e letture di riferimento

Qui comincia il viaggio dentro quel “focus” che chiamiamo fattore umano che è non ciò che sei stato, non è  ciò che  vorresti diventare, non è ciò che gli altri  vedono, pensano, giudicano, non è cosa/ chi vorresti essere

noi abbiamo un corpo , è vivo senza la nostra volontà, inizia a vivere e muore senza la nostra volontà 

abbiamo delle emozioni che non possiamo scegliere, possiamo solo negarle, ignorarle , non ascoltarle, ma loro continueranno a dirci delle cose, ad esprimere chi siamo , non chi vorremmo essere, non chi dobbiamo essere, non cosa gli altri si aspettano.

Abbiamo un serbatoio dove è depositato tutto il nostro vissuto, attimo per attimo, lo puoi ritrovare nel corpo, tutte le volte che lo interpellerai, lo puoi trovare quando non vorresti, quando agisci d’istinto, quando non controlli un emozione, lo trovi nelle intuizioni, nei sogni, quasi mai nella mente.

Abbiamo il senso del limite per proteggerci dai pericoli , da noi stessi, il limite ci consente di dosare lo sforzo per superare l’ostacolo facendoci la domanda : ne vale la pena?, il limite, misura lo spazio e il tempo che abbiamo per decidere, agire,reagire, non è mai uguale

Abbiamo una mente che crea la rappresentazione della realtà , crea immagini verosimili facendo sì che ci possiamo orientare , non ci restituisce l’autenticità, non rappresenta ciò che è realmente, non è in grado di cogliere  la complessità comprensiva della dimensione della profondità delle cose.

La mente ci aiuta ad auto rappresentarci attraverso l’uso di schemi sintetici e approssimativi, ci sostiene nella visione complessiva e approssimativa dello scenario nel quale proviamo a far emergere il nostro “FATTORE UMANO”

IL CORPO

LE EMOZIONI

LA MEMORIA

IL LIMITE

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Mi contraddico

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“Mi contraddico? Ebbene si , mi contraddico. Sono spazioso, contengo moltitudini”

Walt Withman

Bach, quando si metteva in ascolto della natura circostante per trovare i rimedi ai malesseri dell’uomo, dell’umano, sapeva quanto questo sia un bravo sabotatore della propria felicità, quanto siamo bravi a remare contro la nostra natura.

L’umano è complesso, è un essere in evoluzione, non siamo solo il prodotto di una società che parte dalla famiglia di origine per arrivare al mondo, nel mondo in cui abitiamo.

Siamo l’espressione di ciò che ci hanno trasmesso le generazioni che ci hanno preceduto,conteniamo le regole che, nel bene o nel male, dobbiamo osservare,quei paletti che ci permettono o non permettono di essere o di fare…ma restiamo esseri in divenire, da svelare.

Questo accade senza il nostro stretto controllo, cambiamo in risposta agli eventi che avvengono, le persone con cui decidiamo di costruire delle relazioni cambiano il nostro percorso di vita, tutto ciò a cui diciamo di no… va a formare il nostro esistere, va a delineare il nostro percorso di vita e la nostra persona.

Nulla è lineare e predeterminato a priori, ci sono passaggi ineludibili che chiamiamo destino, ma è la nostra personale e individuale risposta che può spostare il senso di quell’esperienza .

Mi contraddico? Certo!,

E’ nella natura umana contenere moltitudini, non sono solo quello che mi hanno detto gli altri…è fisiologico cambiare idea, sentimento, posizione intellettuale, priorità.

Il nostro vissuto è come una tela che si tesse mano a mano che si svolge, questo porta a creare un tessuto complesso, fatto anche di contraddizioni, di luci e di ombre , di colori e di grigi, di posizioni nette e il loro contrario, non ci è tutto chiaro, non tutto è risolvibile, questo è umano, è unico e irripetibile.

Il problema nasce, quando per qualche ragione non do sufficiente spazio a questa libertà di tenere insieme le mie contraddizioni i miei chiari e i miei scuri.

Questa negazione, quando diventa assoluta,non le lasciamo lo spazio per la fisiologica espressione, abbiamo come conseguenza il divenire nemica/o di me stessa/o.

Compio un atto di ostilità rivolto a me, cioè: non mi riconoscete questa mia peculiarità?, non posso rispondere? Non mi viene riconosciuto un gesto legittimo, espressione del mio essere così come sono?

La conseguenza è la ritorsione (contro se stessi) ,se il mondo fuori di me non mi accetta, se viene a mancare il consenso, io mi ritengo colpevole di inadeguatezza.

Certamente siamo tutti “inadeguati” in qualche situazione, siamo tutti “ sbagliati” da qualche parte, siamo umani.

Quando lasciamo che siano solamente gli altri a dirci quando siamo adeguati, a posto,si crea

l’ impossibilità di dare la nostra valutazione ,questo si traduce in una ritorsione verso se stessi, ponendo le basi per lo sviluppo di malattie autoimmuni.

Ricordo che non ci sono prove scientifiche e inequivocabili tra il nostro sentire e ciò che accade nel nostro corpo, alle nostre molecole, altresì, ci sono delle condizioni che predispongono, aprono la strada a eventi che poi si rivelano patologici ma non abbiamo dimostrazione del nesso causa/ effetto ,si può eventualmente parlare di concause.

Il senso di colpa, di cui subiamo ancora oggi la sua maligna influenza, senza chiederci la colpa di chi? Di cosa? Tralasciando così la ben più onesta domanda di responsabilità di chi ? Responsabilità di cosa?

Quando non abbiamo chiaro che dobbiamo prenderci cura e carico di ciò che siamo e di ciò che vorremmo essere, la conseguenza inevitabilmente è dare eccessivo potere all’esterno, a chi non può e talvolta non è tenuto a sapere chi siamo.

Questa è una strada che percorriamo quando ci rivolgiamo a noi stessi senza il filtro del rispetto che porta alla conoscenza.

Il rimedio di Bach:

PINE ( pino silvestre):

“ per quelli che si rimproverano sempre qualcosa. Anche quando hanno successo pensano che avrebbero potuto fare meglio e non sono mai soddisfatti dei loro sforzi né dei loro risultati. Sono grandi lavoratori e soffrono molto per i loro errori. A volte arrivano ad attribuirsi la responsabilità di errori commessi da altri”

Il fattore umano

Chissà quante volte vi sarà capitato di sentire l’espressione : Fattore umano  ad indicare in modo generico la componente  variabile umana nell’esercizio, esecuzione di compiti tecnici.

Pensiamo ad un pilota di aereo, piuttosto che al lavoro del chirurgo, nell’esercizio di una professione oltre alle competenze e  del settore di appartenenza , si agglomerano , inevitabilmente , le capacità umane .

Una per tutte il controllo delle emozioni rispetto alle problematiche e complessità del lavoro.

 

In questo blog si parlerà di emozioni nelle diverse sfaccettature.

Rispetto al Fattore umano, nella lunga esperienza sanitaria , ho individuato elementi comuni alla condizione umana che ci appartiene.

Di emozioni , come anticipato si parlerà a lungo, ma , ritengo che la realtà sia più complessa ed entrino in gioco altri aspetti che fanno del Fattore Umano qualcosa di più articolato del solo controllo delle emozioni.

 

L’emozione è la risposta ad uno stimolo ambientale  ( compreso il nostro essere), una reazione affettiva intensa e di breve durata.

L’emozione  veicola  informazioni che il soggetto deve imparare a riconoscere e estrarne i contenuti psichici .

Semplificando se reagisco con rabbia o con un rossore,o qualsiasi sensazione che provo , andrebbe ascoltata e tradotta , cioè se quella persona/ evento mi fa arrabbiare/ arrossire/ indignare…sto conoscendo parti di me  che… rientreranno in quella definizione di fattore umano.

 

Come un “fil rouge”, nel blog troverete molte volte la rivalutazione e sottolineatura dell’unicità, irrepetibilità dell’umano , anche qui, nel Fattore umano , si raccolgono gli elementi comuni a tutti ma , poi, la risposta del singolo resterà unica , irripetibile che si  esprime anche  attraverso l’ emozione ( risposta singolare personale ad uno stimolo)

 

Entriamo nel merito: la memoria, la misura, il corpo, la cognizione, l’emozione sono i fondamentali del nostro essere, attraverso queste esprimiamo il nostro essere  che resta unico e irripetibile, tutto ciò è legato dal principio di relazione…ne riparleremo

Quando perdiamo parti di questi fondamentali perdiamo parti essenziali di noi.

 

Nell’esercizio sanitario parcellizzato dalla scienza a cui restiamo debitrici , può venire meno l’interesse a questi aspetti, riportarli all’attenzione mi sembra un atto dovuto sia per gli  operatori che “ in qualche modo” gestiscono la carenza/ assenza di uno o più di questi elementi, e naturalmente all’utenza che dimostra sempre gratitudine quando ne riconosciamo il valore. 

 

Un mattino ti alzi dal letto e scopri che sei sveglio,

ti guardi intorno , riconosci gli oggetti famigliari , il tappeto scendiletto, la sveglia sul comodino a fianco il cellulare, sul comò la foto dei tuoi genitori il giorno delle loro nozze, una promessa un futuro incerto , tu non eri esattamente come si sarebbero aspettati, nulla andrà come prestabilito, allora resta in ascolto di te, del tuo Fattore umano

 

Nei prossimi articoli troverete approfondimenti e letture di riferimento

Qui comincia il viaggio dentro quel “focus” che chiamiamo fattore umano che è non ciò che sei stato, non è  ciò che  vorresti diventare, non è ciò che gli altri  vedono, pensano, giudicano, non è cosa/ chi vorresti essere

noi abbiamo un corpo , è vivo senza la nostra volontà, inizia a vivere e muore senza la nostra volontà 

abbiamo delle emozioni che non possiamo scegliere, possiamo solo negarle, ignorarle , non ascoltarle, ma loro continueranno a dirci delle cose, ad esprimere chi siamo , non chi vorremmo essere, non chi dobbiamo essere, non cosa gli altri si aspettano.

 

Abbiamo un serbatoio dove è depositato tutto il nostro vissuto, attimo per attimo, lo puoi ritrovare nel corpo, tutte le volte che lo interpellerai, lo puoi trovare quando non vorresti, quando agisci d’istinto, quando non controlli un emozione, lo trovi nelle intuizioni, nei sogni, quasi mai nella mente.

 

Abbiamo il senso del limite per proteggerci dai pericoli , da noi stessi, il limite ci consente di dosare lo sforzo per superare l’ostacolo facendoci la domanda : ne vale la pena?, il limite, misura lo spazio e il tempo che abbiamo per decidere, agire,reagire, non è mai uguale

 

 

Abbiamo una mente che crea la rappresentazione della realtà , crea immagini verosimili facendo sì che ci possiamo orientare , non ci restituisce l’autenticità, non rappresenta ciò che è realmente, non è in grado di cogliere  la complessità comprensiva della dimensione della profondità delle cose.

La mente ci aiuta ad auto rappresentarci attraverso l’uso di schemi sintetici e approssimativi, ci sostiene nella visione complessiva e approssimativa dello scenario nel quale proviamo a far emergere il nostro “FATTORE UMANO”

 

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A wonderful serenity has taken possession of my entire soul, like these sweet mornings of spring which I enjoy with my whole heart. I am alone, and feel the charm of existence in this spot.

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