Il mito della nozione
Avete presenti quei mattoncini in plastica colorata che si assemblano grazie alla loro forma dotata di piccole sporgenze che ne permettono l’incastro?
Negli anni 70 esplose la moda dei Lego, semplici, funzionali, divertenti ed educativi… si imparava a costruire, a dare forme alla fantasia senza andare troppo in là…
L’invenzione dei Lego è merito di un falegname danese Ole Kirk Christiansen che nel 1916 aprì la sua falegnameria, un incendio, nel 1929 portò via il suo lavoro e pensò di dedicarsi alla produzione di piccoli oggetti in legno.
In seguito , il figlio continuò la produzione trasformando l’uso del legno in materiale plastico che era meno costoso e più accattivante nell’utilizzo.
Il nome Lego è l’unione di due parole “ leg godt” che significa gioca bene.
L’intuizione funzionò, così che ad oggi il Lego hanno mantenuto la loro semplicità e giocosità diventando oggetto di design e di moda.
Come è nel dna della cura le parole i sono a servizio di cose complesse, per il semplice motivo che le due dimensioni sono due facce della stessa medaglia.
I mattoncini Lego sono la forma concreta e tangibile delle nozioni. La nozione è una conoscenza elementare o intuitiva di qualcosa e rappresenta un elemento fondamentale per conoscere una disciplina.
A scuola, dalle elementari possiamo acquisire le nozioni di base di tutte le materie che andranno a formare il nostro bagaglio culturale, quelle conoscenze che potranno essere arricchite, articolate in un numero ormai imprecisato di discipline.
E’ di attualità il dibattito pubblico se e come inserire l’insegnamento di materie come la affettività e la sessualità che non possono privilegiare la forma della nozione cioè quella del mattoncino.
La sfera sentimentale ed erotica che non si esprime solamente nella sessualità, sono ambiti strettamente personali legati allo svelamento della nostra identità.
Il rischio che si corre riducendo a qualche mattoncino il contenuto del mistero della vita che si svela solamente vivendo con la maggiore presenza di sé, rischia di produrre una lacuna più grande dell’assenza di insegnamento. Nell’adolescenza si vive una mutazione sostanziale, la nostra personalità si sta formando nelle sue articolate forme e contraddizioni, questo rende tangibile la necessità di scoprire e conoscere chi siamo, la sfera del sentimento e dell’eros sono gli strumenti per la nostra conoscenza del sé dentro la nostra vita intima e personale.
Comunque sia andata nella prima parte della nostra esistenza abbiamo il nostro bagaglio di nozioni, con quelle ci affacciamo alla vita.
I lego, i mattoncini delle nozioni ricevute, sono stati messi, se ci sono state delle carenze saremo noi a scegliere come, cosa e e dove andare a recuperare quelle informazioni che ci servono.
Si cresce da soli , è un lavoro personale, unico e irripetibile che ha bisogno, in questa fascia di età, di essere condiviso per esorcizzare la paura dell’ignoto che si incontra senza filtri per la prima volta nella vita.
Non ho competenze per parlare di educazione e la sua applicabilità in termini di programmi scolastici, la cura offre spunti di riflessione sull’umano, sulla sua complessità.
La nozione, come recita la sua definizione è la base della conoscenza, nei mattoncini si mettono le parole e il loro significato in relazione con il resto delle cose. Quando entriamo nell’adolescenza il linguaggio, necessariamente, ha esigenze diverse. In questa fase della vita ci affacciamo alla dimensione più complessa della personalità. Siamo sopravvissuti ai nostri bisogni primari, in qualche modo possiamo cominciare il nostro personale viaggio nella vita esplorando quel mistero di cui siamo portatori.
I lego, i mattoncini delle nozioni ricevute, sono stati messi, se ci sono state delle carenze saremo noi a scegliere come, cosa, dove andare a recuperare quelle informazioni che ci servono.
La vita si srotola sotto i nostri piedi mentre andiamo nel mondo, possiamo vedere la strada che è davanti a noi, non possiamo conoscere quello che sta sotto le nostre suole e ciò che è sopra le nostre teste.
L’arduo compito di chi si affaccia alla vita è quello di riconoscerne il suo mistero, le sue regole fondamentali iniziando dal rispetto di sé.
Non si può insegnare l’affettività , il suo nucleo vitale che si esprime nell’erotismo, prende forma nella sessualità come forma agita, non certamente l’unica.
Se pensiamo, quando abbiamo un ruolo educativo, di dover trasmettere delle conoscenze di base , dei mattoncini, delle nozioni, il più esaustive, complete, il nostro ruolo forse finisce lì, il resto è tentare di essere persone che riconoscono il mistero, la sua inconoscibilità , l’impegno nella ricerca e di dare un sapore buono, anche quando non lo è, a ciò che ci viene servito.
I mattoncini costruiscono le case, le strade, gli attrezzi , costruiscono mondi, poi a noi abitare con il nostro apporto, con i nostri contenuti, con la ricerca animare, dare anima ,a ciò che abbiamo costruito.
Così come la biologia da forma al nostro corpo , così l’anima la rende viva, questo è un compito individuale , personale, può diventare collettivo ma sarà inconoscibile finchè non lo avremo espresso attraverso quell’energia (eros) creatrice.

Ci sarà uno switch?
Arriverà un falegname intuitivo a cambiare le regole del gioco?
i mattoncini ci sono tutti, sono per terra distribuiti in modo casuale, la sfida consiste nel creare e svelare , dare visibilità all’umano, alla sua umanità.

