Il filo di Arianna

Il mito dell’aiuto

Se dare aiuto agli altri è un imperativo dell’umano ( non sempre ascoltato), è altresì un percorso di crescita e di maturazione, così come ci dimostra il mito del filo di Arianna.

Nell’isola greca di Creta ,Minosse viene incoronato re e chiese a Poseidone, re del mare, di regalargli uno splendido toro. Questo splendido toro bianco prese il posto di altri tori da sacrificare al tempio , per l’ incoronazione. Per vendetta Poseidone fece innamorare la la moglie di Minosse e il toro dalla maestosa bellezza, nacque così il Minotauro, un essere metà uomo e metà toro.

La citta’ dovette liberarsi di questa creatura. Il mito ci racconta che Teseo, (figlio del re di Atene), e Arianna (figlia del re di Creta) decidono di trovare il modo di eliminare il Minotauro che era stato relegato in un labirinto che gli avrebbe impedito di trovare la via di uscita.

Arianna ebbe la “ genialata” di dare a Teseo un filo per non perdersi dentro il labirinto dove era rinchiuso il mostro. Teseo sconfisse il mostro e liberò la città.

Non finì con vissero tutti felici e contenti, ma Teseo s’imbarcò sulla nave per affrontare il mare , abbandonò Arianna sulla spiaggia, la quale, successivamente andrà in sposa al dio Dionisio.

La mitologia è un meraviglioso contenitore di storie capaci di rispecchiare tutta la nostra umanità.

C’è una città da liberare, due giovani innamorati, una buona strategia.L’aiuto passa per la volontà di dimostrarsi capaci, di avere risorse sufficienti, sicuramente.

Aiutare chi è in difficoltà, risponde ad un istinto naturale.

La cultura, poi, ha stratificato su questa necessaria risorsa deformandola in base alle contingenze del tempo, una serie di insegnamenti che assomigliano a manipolazioni arbitrarie di cui non ci sarebbe bisogno.

Spesso il significato dell’aiuto al prossimo è così stato trasferito dal rispondere ad un naturale bisogno a quello di costruirsi un etichetta “ buona”, da qui la deviazione in “ buonismo” ( una bontà artificiosa).

Il filo di Arianna

Le ipocrisie, come le bugie, hanno le gambe corte, vengono, prima o poi svelate, così ci insegna il mito, è un percorso di conoscenza di sé che passa attraverso l’altro.

Aiutare il prossimo ci aiuta a crescere, a spendere la nostra eccedenza a noi non utile, aiutare gli altri ci insegna i nostri confini e come questi possano e debbano essere superati lasciando ciò che può essere utile a chi è dietro di noi.

La bellezza del racconto mitologico, sempre iperbolico, ci vuole portare ad ascoltare che l’aiuto è sempre un gesto gratuito, non porterà mai un ritorno personale.

Dei nostri personaggi nessuno riceverà compensi o gratificazioni ma faranno esperienza della loro crescita.

Arianna ci suggerisce che il suo amore per attraversare il labirinto: l’inconscio , con tutti i suoi pericoli ha bisogno della ragione ( il filo di lana che verrà srotolato lungo il percorso per non perdersi), lei sarà lasciata sola, sentimentalmente, perché lui, inevitabilmente, cambierà nell’attraversare il labirinto (le sfide); Teseo salpa su una nave e affronta la vita che ha difronte a sé.

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