La medicina psicosomatica

“Dormivano tutti , accanto alle nostre navi , vinti dalla stanchezza.Ma Agamennone, lui, vegliava.

Continuava a pensare, e più pensava più il cuore gli tremava nel petto Guardava verso la pianura di Troia, e quello che vedeva erano i fuochi troiani che ardevano a centinaia: erano così vicini che potevi sentire le voci dei soldati e il suon dei flauti e delle zampogne”

Iliade

Omero

Mai nulla di nuovo sotto questo cielo.

Per Omero l’anima è l occhio che vede , l’orecchio che sente, il cuore che batte e solo quando la psichè (l’anima) lascia il corpo che sta per diventare cadavere.

Impossibile separare l’anima dal corpo,il soma diventa la tomba dell’anima , luogo in cui sprofonda vivificando la sua manifestazione.

Omero riconosce come vero uomo quello visibile nel suo corpo e non quello identificabile nell ‘anima che, senza corpo è solo ombra (eidolon) ,mera parvenza, l anima separata dal corpo si esprime

nell ’inconsistenza “ dell’ombra a cui manca ogni spirito”o “ dello spettro che svolazza per l’etere, simile ad un sogno”

L’idea della rappresentazione del corpo , soma , come espressione e manifestazione della presenza di una forza vitale , il suo essere corpo, le sue manifestazioni di forza, di sentimento come espressione dell’essere, sono da sempre nel linguagio dell’uomoNella narrazione omerica la psicosomatica si veste di poesia e di assoluto, nessuna separazione tra la carne, il suo sentire, il sentimento e la sua guida nelle scelte, nei gesti.

Il componimento dell’Iliade si fa risalire all VIII ac, un epoca davvero remota, eppure stessi uomini, stessi sentimenti, un visione che oggi definiremmo olistica dove l’aspetto trascendente ( connaturato con l’uomo) era affidato agli dei che diventavano depositari della condizione umana: gli istinti, le contraddizioni, le lotte, gli amori.

Il corpo è il luogo dell’esperienza, la prova provata dell’esistenza. L’assenza della vita nel corpo ci restituisce un oggetto, il cadavere, la sua impossibilità ad interagire con il mondo, lo spegnimento dei sensi, l ‘interrruzione dell’energia vitale ci restituisce un corpo che non è più il corpo con la sua identità, con il suo mistero, con il suo divenire, il cadavere ci oggettivizza così come la vita ci restituisce al divenire, al fluire.La cura, si propone di ricollegare il concetto di unità mente- corpo, dove la mente comprende le sue funzioni superiori ed anch’essa va oltre il limitato concetto di sintesi operativa/ esecutiva.

Questa ricerca di riconoscimento dell’unità dell’anima che abita il corpo vivificandolo ha il significato di restituire umanità (la nostra appartenenza) all’ umano.

La separazione tra operatività ( pensiero/ azione) e coscienza degli atti compiuti è assolutamente virtuale, speculativa, irreale.

L’intorpidimento, l’ottundimento dentro la quale l’ epoca post-moderna ci costringe a muoverci è un velo sul nostro stato di coscienza , cioè sulla nostra capacità di essere presenti a noi stessi, riconoscere ciò che arriva dal nostro corpo, dai sensi, dai pensieri, dalla complessità delle loro relazioni e lo stato di coscienza/ presenza a se stessi
Se in Omero il linguaggio poetico e mitico consentiva di restituire la narrazione della realtà complessa, oggi che quella complessità la conosciamo da vicino, l’abbiamo indagata, scoperta, in molti campi manipolata, resta il gap, ilvuoto, il salto quantico per legare la realtà corporea al suo significato,riconoscere la sua appartenenza.
Ciò che lega la materia al suo significato, lo sappiamo bene, è la coscienza:

“negata come cosa e ribadita come atto, la coscienza non è un campo interiore in cui si raccolgono le percezioni che provengono dall’esterno ma è un originario fuori di sé, una trascendenza”

Avere la percezione di sé come parte di un complesso.

La cura, prendersi cura, iniziando dal qui e ora, unico punto certo,è la strada per coltivare, sperimentare uno spazio che trascendendo la materia ne riconosce il giusto valore e permette di interagire con essa in modalità non predatoria né per sé né per i nostri simili.

Un brevissimo viaggio per ricordare che il tempo è anche uno stato di coscienza, così da Omero ad oggi il corpo attende paziente di essere riconosciuto come espressione tangibile di una vita che gli scorre dentro e di cui prendersi cura per restituirlo alla memoria, alla storia.

Generazione Meta

Il termine generazione fa riferimento ad” un gruppo, popolazione che ha sperimentato lo stesso evento nello stesso intervallo di tempo”.

Il prefisso meta, ha diversi significati, qui lo useremo per indicare “dopo”, “andare oltre”, “tra”in mezzo”.

Generazione meta fa  riferimento a quegli individui che cogliendo le potenzialità della cura di sé , dell’ascolto del proprio sentire, che ,nonostante chi li abbia preceduti ( famiglia, società) non abbia intuito il potenziale che è in ognuno di noi e che ( con un po di fatica e determinazione) ha intenzione di esprime prendendo “mete” diverse, alternative, personali,

 oppure di chi nonostante sia stato facilitato, sostenuto nel suo percorso di crescita , ha deciso di fare tesoro dell’ eredità materiale e immateriale e  di interpretarle in modo personale, mettendo a fuoco i propri talenti , seguire le proprie “mete”,

Ad oggi , se entrate in una libreria troverete con facilità libri che testimoniano, raccontano  di chi , in conseguenza di un vissuto che lo ha trasformato profondamente, decide di raccontare la propria personale storia perché possa essere di spunto, di esempio, di ispirazione o speranza per altri.

Il dolore, la malattia sono una scomodissima fonte di trasformazione personale.

 Poi ci sono storie di  cambiamento che passano attraverso viaggi, scoperte, coincidenze inaspettate, la vita è lì che sostiene i cambiamenti , è la sua garanzia di progresso.

Qui uno spazio per la storia di ognuno che abbia trovato “ l’oltre” nel qui e ora del vivere.

Chi fa , ha fatto esperienza di situazioni estreme ( dove l’incertezza del domani diventa il tuo compagno di viaggio), chi , senza cercarlo ha vissuto ampi spazi della propria esistenza “ fuori da sé”, cioè lontano da ciò che sentiva di essere, lontano dai luoghi e dalle persone con cui condividere almeno parti di vita, chi ha riscoperto valori e le sue gerarchie alla fine del viaggio… ognuno sa quali prove gli ha chiesto la vita.

 Non sempre si può, si riesce ad andare “ oltre”, mantenendo fede ai propri sogni, desideri, ma condividere può aiutare a non sentire tutto il peso della solitudine in cui si fanno questi percorsi.

Nessuno si può sostituire ad un altro, il solo tentare è di per sé un aberrazione, ma leggere di altre storie che hanno delle analogie con quella personale , senza entrare nello specifico, nel dolore o nel vuoto che talvolta fa da compagno di viaggio, ma la testimonianza che si può fare, ci si può provare e indipendentemente dall’esito ,possiamo dire che siamo andati “oltre”.

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A wonderful serenity has taken possession of my entire soul, like these sweet mornings of spring which I enjoy with my whole heart. I am alone, and feel the charm of existence in this spot.

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