Il termine generazione fa riferimento ad” un gruppo, popolazione che ha sperimentato lo stesso evento nello stesso intervallo di tempo”.
Il prefisso meta, ha diversi significati, qui lo useremo per indicare “dopo”, “andare oltre”, “tra”in mezzo”.
Generazione meta fa riferimento a quegli individui che cogliendo le potenzialità della cura di sé , dell’ascolto del proprio sentire, che ,nonostante chi li abbia preceduti ( famiglia, società) non abbia intuito il potenziale che è in ognuno di noi e che ( con un po di fatica e determinazione) ha intenzione di esprime prendendo “mete” diverse, alternative, personali,
- oppure di chi nonostante sia stato facilitato, sostenuto nel suo percorso di crescita , ha deciso di fare tesoro dell’ eredità materiale e immateriale e di interpretarle in modo personale, mettendo a fuoco i propri talenti , seguire le proprie “mete”,
Ad oggi , se entrate in una libreria troverete con facilità libri che testimoniano, raccontano di chi , in conseguenza di un vissuto che lo ha trasformato profondamente, decide di raccontare la propria personale storia perché possa essere di spunto, di esempio, di ispirazione o speranza per altri.
Il dolore, la malattia sono una scomodissima fonte di trasformazione personale.
Poi ci sono storie di cambiamento che passano attraverso viaggi, scoperte, coincidenze inaspettate, la vita è lì che sostiene i cambiamenti , è la sua garanzia di progresso.
Qui uno spazio per la storia di ognuno che abbia trovato “ l’oltre” nel qui e ora del vivere.
Chi fa , ha fatto esperienza di situazioni estreme ( dove l’incertezza del domani diventa il tuo compagno di viaggio), chi , senza cercarlo ha vissuto ampi spazi della propria esistenza “ fuori da sé”, cioè lontano da ciò che sentiva di essere, lontano dai luoghi e dalle persone con cui condividere almeno parti di vita, chi ha riscoperto valori e le sue gerarchie alla fine del viaggio… ognuno sa quali prove gli ha chiesto la vita.
Non sempre si può, si riesce ad andare “ oltre”, mantenendo fede ai propri sogni, desideri, ma condividere può aiutare a non sentire tutto il peso della solitudine in cui si fanno questi percorsi.
Nessuno si può sostituire ad un altro, il solo tentare è di per sé un aberrazione, ma leggere di altre storie che hanno delle analogie con quella personale , senza entrare nello specifico, nel dolore o nel vuoto che talvolta fa da compagno di viaggio, ma la testimonianza che si può fare, ci si può provare e indipendentemente dall’esito ,possiamo dire che siamo andati “oltre”.

