il mito dell’imperfezione
Entrare in un giardino che accoglie bonsai sarebbe un esperienza da regalarsi.
Troverete una disposizione studiata con attenzione , in base al messaggio che il propietario vuole comunicarvi . Troverete alberi che nell’ambiente boschivo occuperebbero molto spazio, nella forma del bonsai li ritroverete in piccoli vasi molto belli in una forma elegantemente studiata, non solo gli alberi ma anche vasi, i piani di appoggio , tavoli e tavolini , pietre, per ogni esposizione di albero bonsai nulla sarà lasciato al caso. Sarete immersi in un clima di pace , ordine e grazia.
La coltivazione di bonsai nasce, almeno secondo la leggenda , dalla necessità di portare con sé durante i lunghi viaggi piante per il sostentamento o la cura con i suoi derivati arborei.
Come molte delle tradizioni orientali la pratica quotidiana deve diventare rito, ricerca interiore.
In oriente la dimensione del sacro non è “staccata” dall’uomo e dagli elementi naturali, non è nell’alto dei cieli ma nelle infinite forme con cui si esprime la natura. L’energia vitale si manifesta in ogni essere vivente e l’ albero rappresenta l’immagine dell’uomo:le radici, il tronco, la chioma .
Prendersi cura dell’elemento naturale porta alla contemplazione della natura stessa ,questa mette in profonda connessione l’uomo e il cosmo ( macrocosmo e microcosmo) alla ricerca dell’armonia e della circolarità della vita.
Lasciata l’esperienza immersiva in questo mondo che ha origine in Cina o in Mongolia ( non in giappone come si suppone), diventa spontaneo chiedersi quale sia il significato di tale arte.
La metafora ci è sempre di aiuto nel leggere e trasporre immagini e concetti nella realtà quotidiana nella quale siamo immersi.
Ogni dettaglio: il vaso che accoglierà la pianta, il tipo di potatura, il luogo dove verrà esposto, l’ambientazione che accoglierà tanta bellezza, è frutto di un attento e rigoroso studio e una scelta legata al gusto personale del propietario
La pianta : olivo, acero, quercia , pino, azzalea… prende naturalmente la forma che ha nel suo DNA ma il giardiniere, il bonsaista corregge la sua forma-metafora che la vita si sviluppa e l’uomo la raddrizza attraverso LA CURA, al fine di accompagnare la pianta per tutto il suo ciclo vitale.
Senza mai snaturare la forma, l’espressione naturale, il suo sviluppo verso l’alto o in un ombrello di fiori, con il tronco liscio e dritto o contorto e nodoso, il bonsaista accompagna la crescita della pianta al fine di rendere il lavoro compiuto e pur sempre incompiuto perché la pianta continuerà a crescere.
La metafora si addentra nelle radici della pianta dove troviamo l’elemento della forza, il radicamento, la forma del tronco diventa l’espressione della personalità, esternazione della sua indomabile saggezza, i rami che tenderanno verso l’alto o nel verso orizzontale o ancora a cascata sono la manifestazione della sua piena vitalità.
Un arte millenaria che ci ricorda come prendersi cura vuol dire avere rispetto per quella forma, per quella naturale espressione.
La vita si manifesta e l’uomo assecondandone la naturale espressione , coltiva, forgia, direziona il suo sviluppo per tutto il suo ciclo vitale.

L’arte del bonsai richiama al principio dell’imperfezione che va perfezionata, curata non perché diventi perfetta ma risponde alla ricerca della sua migliore espressione.
Così ciò che accade nella tradizione orientale che si distingue per una attitudine a collegare gli elementi in una circolarità, differentemente dalla nostra visione occidentale analitica e frammentaria, più attenta a separare , l’attenzione agli elementi naturali , nel servizio alla vita attraverso la pratica, possiamo cogliere il significato del prendersi cura dell’umano che passa in primis dalla sua accettazione così come l’albero ha differenti forme e colori, per poi coltivare quella specificità, quella unicità che viene indirizzata verso la sua forma migliore in divenire.

